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Per una spora di troppo

11 Febbraio 2019 – Giulio Dellacasagrande e Andrea Lanteri

Il museo del ferro a Masone

In un tiepido pomeriggio di mezza estate, l’Ispettore sedeva nel deserto Bar Sott’Olio sfogliando l’intonso album Panini dell’annata ’67 – ’68. Nel mentre, stava sorseggiando una fumante tisana alle erbe orientali che si era dovuto servire da solo, dal momento che non vi era traccia della barista. Sarebbe anche andato in un locale diverso, se solo ne fosse esistito un altro nel pacifico paese di Masone. 

All’improvviso, sbatté la porta ed entrò l’assistente: “Nessuno tocchi nulla! Come sancito dall’articolo 34 comma 17…”. “Caro Abbegninetti” – lo interruppe l’Ispettore –“ siediti e bevi qualcosa di caldo in mia compagnia.”. L’assistente strabuzzò gli occhi e, senza quasi degnare di uno sguardo il superiore, iniziò a scarabocchiare furiosamente sul taccuino, annotando ogni particolare del locale. Per poco non svenne  quando si rese conto che, per preparare la tisana, l’Ispettore aveva compromesso irreparabilmente l’integrità dei potenziali indizi. 

Percepito il turbamento del collega, l’Ispettore posò la tazza sul tavolo, si asciugò le labbra, ripose il fazzoletto nel taschino e, senza fretta, si alzò. Su richiesta del superiore, l’agente spiegò allora che Rosetta, la barista, era stata trovata morta quella mattina di fronte a casa sua. 

Giunti sulla scena del delitto, l’Ispettore diede dunque inizio alle indagini. Per prima cosa, si rese conto che la vittima doveva essere caduta dal balcone, come suggerito dalla sua posizione e dalla grave ferita riportata sotto la folta chioma riccioluta. La portafinestra era inoltre aperta, cosa che impediva di escludere l’ipotesi del suicidio. 

Dopo aver esaminato accuratamente la scena, i due decisero di interrogare la vicina di casa, Rossana. L’anziana signora abitava in compagnia di ventisei gatti, e mostrava sul volto i segni di una bellezza giovanile ormai sfiorita. La donna si dimostrò molto informata riguardo a ciò che accadeva nel piccolo paese, offrendo una pista potenziale per risolvere il caso. Nella casa di fronte, infatti, viveva un uomo barbuto e misterioso che osservava spesso la strada dalle finestre e che, di notte, puntava un telescopio sulla finestra di Rosetta. 

Dopo aver ringraziato la signora, l’Ispettore e l’agente tornarono in strada. 

“Hai già qualche idea?”, domandò Abbegninetti, bramoso di informazioni da appuntare sul prezioso taccuino.  “La gentile signora ha più volte affermato di avere 26 gatti, ma sul pavimento c’erano 27 ciotole diverse. Ad ogni modo, penso sia giunto il momento di separaci. Io interrogherò  l’uomo misterioso, mentre tu setaccerai la casa della vittima”   

Dieci minuti dopo, l’Ispettore era nuovamente in strada. L’uomo barbuto era un tipo taciturno ma cordiale, residente a Masone solo da pochi mesi e di provenienza ignota. Stando alla sua testimonianza, una figura incappucciata entrava e usciva dopo pochi minuti dalla casa di Rossana ogni notte alle 2, per poi dileguarsi in un vicolo buio. Della morte di Rosetta, per cui appariva visibilmente dispiaciuto, l’uomo aveva invece affermato di non aver visto nulla.

Il museo del ferro a Masone

L’agente Abbegninetti, nel frattempo, aveva rinvenuto il cellulare della vittima. Nei giorni precedenti, secondo quanto riportato dal registro chiamate, Rosetta aveva tentato invano di contattare un numero sconosciuto. Così, richiamando alla memoria la pagina quattrocentosettantatre delle pagine gialle, Abbegninetti poté associare il numero alla segreteria dell’attrazione centrale di Masone, al cuore pulsante del paese, a niente po’ po’ di meno che al Museo del ferro.    

La notte seguente, l’Ispettore decise di appostarsi In macchina di fronte alle case di Rosetta e Rosanna, approfittando del momento per sfogliare il suo album Panini preferito. Attese pazientemente per molte ore, nella speranza di svelare l’identità del visitatore segreto e risolvere così il caso. Tuttavia, nessuno venne quella notte e l’Ispettore dovette andarsene a mani vuote.

Nel frattempo, Abbegninetti aveva deciso di perlustrare il bar della vittima. Spalancata la porta d’ingresso,  Abbegninetti trovò una scena inaudita. I vecchietti del paese si erano appropriati del locale per poter giocare a carte e stappare vini sfusi. Di fronte ad una simile  situazione, l’agente sfrattò spietatamente tutti gli occupanti, senza escludere nemmeno chi dormiva. Dopodiché, barricatosi nel locale, trascorse l’intera notte a scandagliare ogni angolo polveroso. Nel retro del bar rinvenne centinaia di pagine ricolme di numeri e date, che memorizzò perfettamente come da protocollo. Dopodiché, si poté finalmente dichiarare abbastanza soddisfatto da concedersi ben dieci minuti di riposo.

Il giorno seguente, i due uomini si incontrarono tra le macchine di Piazza Castello, dove Abbegninetti esordì: “Questa notte ho trovato molti documenti nel bar di Rosetta. Ad una prima occhiata, sembravano registrazioni di qualche losco pagamento, ma sarebbe necessario attuare controlli incrociati…”. La frenesia del giovane fu immediatamente placata dall’inalterabile flemma dell’Ispettore “Io invece non ho scoperto nulla di nuovo. Ma non è un problema. Ti piace l’artigianato?” Alla domanda tanto pacata dell’Ispettore, Abbenignetti rispose con altrettanta foga: “Cosa centra? Non è una delle parti dell’indagine.” “Visiteremo il Museo del ferro oggi pomeriggio. Alle 4 dall’entrata allora..” e detto questo l’Ispettore si allontanò con incedere assonnato,  abbandonando il ragazzo nel mezzo della piazza. 

Alle quattro e un quarto Abbegninetti stava cuocendo nella divisa, quando arrivò l’Ispettore in una leggera camicia di lino: “Hai già preso il biglietto?” “Sì, con la guida come stabilito al telefono”. Nella biglietteria del museo del ferro di Masone vi era un omuncolo calvo e sudaticcio che, senza dire nulla, indicò come guida una signora nell’atrio. Dalle prime parole di questa, i due uomini realizzarono che, vista la scarsità di personale, si trattava anche della direttrice del museo. Fu loro spiegato quanto fosse importante nel museo mantenere l’umidità e la temperatura basse, per evitare di far arrugginire il materiale in esposizione. Mentre attraversavano le poche sale, con il suono dello scribacchiare di Abbegninetti in sottofondo, squillò il cellulare dell’Ispettore: “ Signor Ispettore, è morta” “Chi?” “La signora Rossana; è mancata ieri sera causa infezione da tetano. Sembra che si fosse tagliata qualche giorno prima con qualcosa di infetto.” “Ok, grazie mille. Ciao Ale”.

A questo punto, l’Ispettore aveva risolto il caso. Necessitava solo di una conferma definitiva.

Il museo del ferro a Masone, visto dall’esterno

“Mi scusi, sarebbe possibile visitare l’archivio?”, chiese pacatamente alla guida. Questa non poté negare una simile richiesta, tantomeno ad un investigatore. “Sì, certamente” – rispose – “ma solo in parte”. Così, il trio scese le scale e si trovò in uno scantinato a bassissima umidità.  A quel punto, Abbegninetti fece una domanda: “Mi scusi, ma perché c’è questo odore di funghi?” La guida iniziò a sudare e impallidì rapidamente: “C’è un tipo, uno proprio particolare, sì uno, un tipo di funghi, no no intendevo un tipo di ferro, che odora di porcini”. Avuta la conferma che cercava, l’Ispettore entrò in azione stupendo la guida e l’assistente: “ Lo sa che Rosanna, la vicina di casa della vittima, è morte questa notte di tetano?” La signora sbiancò ulteriormente e si sedette per non svenire. “No, io non..” “Allora mi faccia indovinare. Lei, Rosetta e non so chi altro avete nascosto e seccato una quantità sbalorditiva di funghi. La signora Rossana vi ha però scoperto e, minacciando di denunciare l’accaduto, ha richiesto una parte dei funghi. Inizialmente ha funzionato, e ogni notte uno di voi le portava la quantità stabilita  per  iscritto nel bar. Ma dopo alcuni mesi le richieste della signora hanno oltrepassato il limite. Così le avete dato alcuni funghi velenosi, nella speranza di ucciderla. Ma per un caso fortunato, uno dei suoi gatti li ha ingeriti ed è morto, spiegando così la ciotola in più. Allora, accecata dalla rabbia, Rossana ha ucciso Rosetta. Nello scontro, però, la signora è rimasta ferita da uno spunzone infetto, chiarendo così la sua morte provocata dal tetano”.

Concluso il discorso, l’ispettore si sedette su una scatola e riprese fiato per lo sforzo: “Ma mi sfugge ancora una  cosa. Come mai non ha denunciato l’accaduto? Dopotutto, lei sapeva come fossero realmente andate le cose, e di conseguenza avrebbe dovuto temere per la sua incolumità.”. La povera direttrice si era appoggiata alla parete e stava iniziando a riprendere colore: “Inizialmente avevo preso in considerazione l’ipotesi di rivolgermi alle autorità competenti, ma la possibilità di ricevere un sequestro dei funghi mi  ha trattenuta.” “Bè, adesso tutto torna. Direi che la nostra visita continua in questura, dico bene Abbegninetti?” “Perché?! Ah, era una battuta, sì… una battuta… ok, andiamo in questura.”.

I tre uscirono dal museo e si diressero in questura, dove la signora direttrice e guida del Museo del Ferro di Masone, ormai rassegnata, si dichiarò colpevole e confessò ogni cosa. L’Ispettore poté così godersi l’ultima calura di Agosto tra le sdraio di Celle Ligure, mentre l’agente Abbegninetti scriveva un rapporto minuziosamente dettagliato del caso appena risolto.